La nuova promessa di Donald Trump di avviare una “massiccia” esplorazione di petrolio, gas e minerali in Groenlandia riapre una partita che va ben oltre le risorse naturali. Al centro ci sono la sovranità danese, l’autonomia di Nuuk, la crescente competizione strategica nell’Artico e il tentativo europeo di costruire un rapporto diretto con l’isola.
Nella giornata di ieri (14 ottobre) il presidente statunitense ha scritto sul suo social Truth che l’esplorazione delle risorse groenlandesi sarebbe ormai pronta a partire, definendo il territorio “la nostra nuova e bellissima Groenlandia”. Trump ha sostenuto inoltre che alcuni esperti stimerebbero quantità di petrolio facilmente accessibile superiori a quelle di quasi ogni altra area del mondo, senza tuttavia indicare accordi, società o progetti specifici.
La risposta di Copenaghen è stata immediata e soprattutto giuridica. Il ministero degli Esteri danese Lars Løkke Rasmussen ha chiarito che qualsiasi attività statunitense di esplorazione delle risorse dovrà svolgersi nel rispetto della legislazione groenlandese. L’accordo sulla sicurezza firmato a settembre a New York – a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia, ha precisato il governo danese, non concede agli investitori statunitensi alcun trattamento preferenziale rispetto a quelli provenienti da Paesi dell’Unione europea, NATO o partner della NATO.
È questo il punto centrale della disputa. L’intesa trilaterale riguarda principalmente la sicurezza, prevede un rafforzamento della presenza militare statunitense, nuovi assetti per la difesa del Nord Atlantico e la possibilità di sviluppare il sistema antimissile Golden Dome. Al tempo stesso ribadisce la sovranità danese e il principio dell’autodeterminazione groenlandese.
Il documento contiene inoltre disposizioni che limitano l’accesso di Stati e investitori di Paesi non facenti parte dell’Unione europea, della NATO o partner di essa ad alcuni settori considerati particolarmente sensibili. Ma soprattutto, non attribuisce però agli Stati Uniti diritti automatici di esplorazione o sfruttamento delle risorse naturali.
Trump nemmeno può attaccarsi al non scritto, dato che dal 2009 il governo autonomo groenlandese controlla le risorse del sottosuolo e la legislazione locale disciplina direttamente le attività minerarie. Inoltre, nel 2021 la Groenlandia ha deciso di interrompere le future attività di esplorazione petrolifera, motivando la scelta con i rischi ambientali, l’impatto potenziale sulla pesca e la necessità di contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico.
La società texana Greenland Energy, che ha annunciato l’intenzione di perforare nel 2027 un bacino sulla costa orientale dell’isola, pur non disponendo ancora di un nuovo permesso per procedere, pare volere fare riferimento ad alcune autorizzazioni già rilasciate dal governo groenlandese che continuano a essere valide. Tuttavia, risulta chiaro che, anche qualora venisse autorizzata, la sua attività di esplorazione non potrà essere “massiccia” come dichiarato dal tycoon.
Al momento non emerge un programma statunitense di trivellazioni su larga scala. Anche Associated Press ha osservato che le difficili condizioni climatiche, la carenza di infrastrutture e i precedenti fallimenti commerciali hanno finora impedito alla Groenlandia di andare oltre la fase esplorativa in diversi progetti di petrolio, gas e terre rare.
Proprio i minerali strategici rappresentano probabilmente la partita economica più importante. La Groenlandia possiede risorse potenzialmente rilevanti per le catene di approvvigionamento di materie prime critiche, comprese quelle necessarie alle transizioni energetica e digitale. L’Unione europea lo ha capito e nelle ultime settimane ha accelerato il proprio impegno.
A inizio settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato Nuuk, dove ha annunciato un pacchetto Global Gateway da 200 milioni di euro, destinato a connettività, energia pulita e materie prime critiche. Bruxelles punta a costruire catene di valore che coinvolgano direttamente la Groenlandia, rispettandone le priorità e rafforzandone infrastrutture e capacità industriali.
La competizione non riguarda quindi soltanto Washington e Copenaghen. Bruxelles ha già un memorandum con la Groenlandia sulle materie prime e considera l’Artico una componente sempre più importante della propria strategia di sicurezza economica.
Nuuk continua a mantenere comunque una linea autonoma, appoggiata dalla Danimarca. Nel mese di giugno, le autorità groenlandesi hanno respinto la richiesta di estendere il permesso di esplorazione della società australiana Energy Transition Minerals a Kuannersuit, area del sud dell’isola, ritenendo che ulteriori indagini non avrebbero portato a risorse sfruttabili nel rispetto della legislazione sull’uranio

